Domande vietate al colloquio di lavoro: che cosa non chiedere, e che cosa chiedere invece
Al colloquio di lavoro sono vietate le domande su fatti non rilevanti per l’attitudine professionale e quelle che portano a discriminare: opinioni politiche, religiose o sindacali, stato di famiglia, gravidanza e figli, salute e disabilità, età, origine, orientamento sessuale. Dal 7 giugno 2026 si aggiunge il divieto di chiedere la retribuzione attuale o precedente126.
Molte di queste domande vengono fatte in buona fede, per capire la disponibilità o la tenuta fisica del candidato. Il problema è che la domanda lascia traccia dell’interesse per un fattore protetto, e un rifiuto successivo diventa facile da collegare a quella risposta. Questa guida elenca le regole e propone, per ogni domanda a rischio, una formulazione corretta.
Le norme di riferimento
- Statuto dei lavoratori, art. 8. Vieta al datore, ai fini dell’assunzione, di effettuare indagini, anche a mezzo di terzi, sulle opinioni politiche, religiose o sindacali del lavoratore e su fatti non rilevanti ai fini della valutazione dell’attitudine professionale1.
- Codice delle pari opportunità (D.Lgs. 198/2006), art. 27. Vieta qualsiasi discriminazione per l’accesso al lavoro, compresi i criteri di selezione, anche attraverso il riferimento allo stato matrimoniale o di famiglia o di gravidanza2.
- D.Lgs. 216/2003. Vieta le discriminazioni per religione, convinzioni personali, disabilità, età, nazionalità e orientamento sessuale nell’accesso al lavoro3.
- D.Lgs. 215/2003. Vieta le discriminazioni per razza e origine etnica4.
- D.Lgs. 276/2003, art. 10. Vieta alle agenzie per il lavoro indagini e preselezioni sulla base, tra l’altro, di stato di salute, età, gravidanza o affiliazione sindacale, salvo requisiti essenziali e determinanti5.
- D.Lgs. 96/2026, art. 5. Vieta di chiedere ai candidati la retribuzione attuale o precedente e chiede annunci neutri sotto il profilo del genere6.
Le domande da evitare, e le alternative
Ogni alternativa descrive un requisito reale della posizione e si può porre a qualsiasi persona candidata.
| Da non chiedere | Norma | Invece |
|---|---|---|
| «Ha in programma di avere figli nei prossimi anni?» | art. 27, c. 2, D.Lgs. 198/2006 | «Mi racconta un budget che ha costruito: quali dati ha usato, con quali strumenti e con quale risultato?» |
| «Ha qualche problema di salute?» | art. 8 L. 300/1970; D.Lgs. 216/2003 | «Il lavoro si svolge in un capannone rumoroso, con la radio ricetrasmittente: ha bisogno di qualche adattamento della postazione?» |
| «Di dov’è originaria? Ha un nome particolare.» | D.Lgs. 215/2003; D.Lgs. 216/2003 | «Come si comporta quando un collega non è d’accordo con una Sua scelta tecnica?» |
| «Le donne negoziano di meno, quindi Le proponiamo il minimo della fascia.» | art. 5, c. 1, D.Lgs. 96/2026; art. 27 D.Lgs. 198/2006 | «La posizione nella fascia dipende dall’esperienza nella costruzione del budget e dalla padronanza di Power BI, secondo i nostri criteri di inquadramento. Come valuta la Sua esperienza in questi due ambiti?» |
| «Qual è la Sua RAL attuale?» | art. 5, c. 2, D.Lgs. 96/2026 | «Per questa posizione la retribuzione è di 34.000–40.000 euro lordi annui, come indicato nell’annuncio. Quali sono le Sue aspettative all’interno di questa fascia?» |
Orari e disponibilità
Si può chiedere se il candidato è disponibile agli orari reali della posizione, descrivendoli e ponendo la stessa domanda a tutti. Non si chiede chi si occupa dei figli né come la persona organizza la vita familiare.
Requisiti fisici e salute
Si descrive il compito reale e si chiede se serve un adattamento, senza nominare malattie o disabilità. Le domande sulla salute restano fuori dal colloquio; l’idoneità alla mansione è materia della sorveglianza sanitaria, non del recruiter.
Iscrizione a un sindacato o incarichi sindacali
L’art. 8 dello Statuto vieta di indagare sulle opinioni sindacali1. Anche se il candidato racconta un incarico sindacale, non lo si approfondisce.
La trappola vera: la confidenza del candidato
Molte domande vietate nascono dopo una frase del candidato: la scuola della figlia, una visita medica, un incarico in parrocchia. La domanda cordiale che segue («Quanti anni ha?») trasforma una confidenza in un interesse documentato per un fattore protetto.
La reazione sicura è breve: prenderne atto, non annotare, tornare ai requisiti della posizione. Se la confidenza rivela un vincolo reale, si riformula il requisito in modo neutro e si fa la stessa domanda a tutti.
Che cosa rischia l’azienda
Chi ritiene di essere stato discriminato può agire in giudizio, e se porta elementi di fatto precisi e concordanti spetta al datore provare che la discriminazione non c’è stata (art. 40 del Codice delle pari opportunità)2. L’art. 41, comma 2, del Codice prevede inoltre un’ammenda da 250 a 1.500 euro per l’inosservanza, tra l’altro, dell’art. 27, commi 1-3.
Esercitarsi prima del colloquio vero
Nella formazione Selezione con trasparenza retributiva il recruiter conduce colloqui con un candidato simulato dall’IA che accenna a figli, salute, origine o incarichi sindacali. Un coach valuta ogni domanda, indica la norma e propone una formulazione conforme. È una formazione di sensibilizzazione online non ufficiale: l’attestato certifica il completamento, non il rispetto di obblighi di legge.
Domande frequenti
Si può chiedere a una candidata se ha figli?
No. Il Codice delle pari opportunità vieta la discriminazione nell’accesso al lavoro anche attraverso il riferimento allo stato di famiglia. Si descrivono gli orari e si chiede la disponibilità a tutti.
Si può chiedere l’età al colloquio?
È una domanda da evitare: il D.Lgs. 216/2003 vieta le discriminazioni per età nell’accesso al lavoro. Si valutano esperienza e competenze.
Si può chiedere se il candidato è iscritto a un sindacato?
No. L’art. 8 dello Statuto dei lavoratori vieta di indagare sulle opinioni sindacali ai fini dell’assunzione.
Si può chiedere la retribuzione attuale?
No. Dal 7 giugno 2026 il D.Lgs. 96/2026 vieta di chiedere ai candidati la retribuzione attuale o precedente. Si possono chiedere le aspettative economiche.
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Legge 20 maggio 1970, n. 300, Statuto dei lavoratori (art. 8), Normattiva, consultato il 31/10/2026. ↩↩↩
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D.Lgs. 11 aprile 2006, n. 198, Codice delle pari opportunità (artt. 25, 27, 40, 41), Normattiva, consultato il 31/10/2026. ↩↩↩
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D.Lgs. 9 luglio 2003, n. 216, parità di trattamento in materia di occupazione e di condizioni di lavoro, Normattiva, consultato il 31/10/2026. ↩
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D.Lgs. 9 luglio 2003, n. 215, parità di trattamento indipendentemente dalla razza e dall’origine etnica, Normattiva, consultato il 31/10/2026. ↩
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D.Lgs. 10 settembre 2003, n. 276, art. 10, Normattiva, consultato il 31/10/2026. ↩
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D.Lgs. 7 maggio 2026, n. 96, art. 5, Normattiva, consultato il 31/10/2026. ↩↩