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Preferisci lavorare da solo o in team? La risposta che convince

Non scegliere un campo. Spiega che lavori bene in entrambi i modi e dì quando preferisci l'uno e quando l'altro: in gruppo per definire obiettivi e risolvere problemi complessi, da solo per le attività che richiedono concentrazione. Poi porta un esempio per ciascun caso e collega la risposta a come funziona il ruolo per cui ti candidi.

Sembra una domanda sulle tue preferenze. In realtà è una domanda sulla compatibilità tra te e l'organizzazione del lavoro in quell'azienda.

Gruppo di colleghi al lavoro insieme e una persona concentrata da sola alla scrivania


Perché il selezionatore fa questa domanda?

Ogni ruolo ha un suo equilibrio tra autonomia e collaborazione. Un agente di commercio passa la giornata da solo in macchina. Un'infermiera di reparto lavora in turno con altre persone. Un analista alterna ore davanti ai dati e riunioni con il cliente interno. Il selezionatore vuole capire:

  • se il tuo modo di lavorare è compatibile con quello del ruolo e del team;
  • se sei flessibile, cioè se sai passare da una modalità all'altra quando serve;
  • quanto ti conosci, perché una persona che sa in quali condizioni rende meglio è più facile da gestire.

Il rischio è rispondere d'istinto con la propria preferenza vera, senza pensare al contesto. "Preferisco lavorare da solo" detto a chi cerca un addetto all'accoglienza è un'autoesclusione.

Consiglio

Prima del colloquio rileggi l'annuncio e cerca gli indizi: "forte autonomia", "gestione del proprio portafoglio clienti", "lavoro su turni in équipe", "coordinamento con altri reparti". Ti dicono quale lato della risposta mettere davanti.


Qual è la risposta migliore?

Una risposta equilibrata, ma non generica. "Mi adatto a tutto" non basta: devi dire in quali situazioni preferisci una modalità e perché. È questo che rende la risposta credibile.

Una struttura semplice in tre parti:

  1. La tua posizione equilibrata, in una frase.
  2. Un esempio di lavoro autonomo in cui hai ottenuto un risultato.
  3. Un esempio di lavoro di gruppo in cui il tuo contributo ha fatto la differenza.

Chiudi con un ponte verso il ruolo: "Da quello che ho capito, in questa posizione il lavoro è soprattutto [autonomo / di squadra], e mi ci ritrovo perché…".

Esempio di risposta equilibrata

"Lavoro bene in tutti e due i modi, ma per cose diverse. Quando c'è da decidere una strategia o risolvere un problema nuovo, preferisco il gruppo, perché le idee migliori nascono dal confronto. Quando c'è da produrre, scrivere un'analisi o chiudere un preventivo, rendo di più da sola e con le notifiche spente. Nel mio ultimo lavoro passavo la mattina in autonomia sui preventivi e il pomeriggio in riunione con l'ufficio tecnico, e quel ritmo mi faceva lavorare bene."


Come adattare la risposta al ruolo?

Ruolo in cui la collaborazione è centrale

Per posizioni come project manager, addetto alle risorse umane, infermiere, cameriere di sala o sviluppatore in un team agile, metti il gruppo davanti, senza rinunciare all'autonomia.

Risposta efficace

"Mi trovo meglio in un lavoro di squadra, perché mi piace vedere un progetto avanzare grazie a competenze diverse. Allo stesso tempo, quando prendo un compito lo porto a termine da solo senza bisogno di essere seguito. Nell'ultimo progetto ho coordinato il contenuto di un catalogo con grafici e commerciali, ma la parte di revisione dei testi l'ho gestita da solo, nei tempi."

Se ti chiedono un esempio più dettagliato, usa un episodio preparato con la guida al lavoro di squadra.

Ruolo che richiede molta autonomia

Per agenti di commercio, consulenti, tecnici sul campo, lavoratori in smart working o freelance, metti l'autonomia davanti, ma mostra che non lavori isolato.

Risposta efficace

"Sono abituato a organizzarmi da solo: come tecnico manutentore gestivo il mio giro di interventi in Lombardia e decidevo io le priorità della giornata. Questo non vuol dire lavorare isolato. Ogni venerdì condividevo con i colleghi i guasti ricorrenti, e da uno di questi confronti è nata una checklist che ora usa tutto il team."

Ruolo misto

È il caso più frequente. Mostra che riconosci quando serve l'una o l'altra modalità e che sai passare da una all'altra senza attrito.


Che ruolo preferisci dentro un team?

Spesso arriva la domanda di approfondimento: "E in un gruppo, che ruolo tende a prendere?". Non esiste un ruolo giusto in assoluto. Esiste un ruolo che conosci e che sai spiegare con un esempio.

  • Chi organizza: divide i compiti, tiene il calendario, ricorda le scadenze.
  • Chi propone: porta idee e alternative quando il gruppo si blocca.
  • Chi esegue con precisione: prende un pezzo di lavoro e lo consegna completo e verificato.
  • Chi fa da collegamento: tiene i rapporti con altri reparti o con il cliente.

Scegli quello che ti rappresenta davvero e aggiungi che sai coprire anche un altro ruolo se il gruppo ne ha bisogno. Se ti candidi per un ruolo da responsabile, la domanda si sposterà presto sul tuo stile di leadership.


Quali errori evitare?

Da evitare

  • "Preferisco lavorare da solo, così nessuno mi rallenta." Fa pensare a una persona che fatica con i colleghi.
  • "Preferisco sempre il gruppo." Può far pensare che tu abbia bisogno di essere guidato o di avere sempre qualcuno con cui confrontarti.
  • "Per me è uguale." È una non risposta. Il selezionatore non impara niente di te.
  • Parlare male di un team passato per giustificare la preferenza per il lavoro autonomo.
  • Dare una risposta che contraddice l'annuncio, come insistere sull'autonomia per un ruolo di front office.

Risposta debole

"Sono una persona molto flessibile, mi adatto a qualsiasi situazione, sia da solo che in gruppo."

Generica e senza prove. Ogni candidato potrebbe dirla, quindi non distingue nessuno.


E se la tua preferenza vera è il lavoro autonomo?

Non mentire, perché lo scopriranno nei primi mesi. Ma presentala in modo utile per l'azienda: parla di concentrazione, affidabilità, capacità di organizzarti senza supervisione. E fai vedere quando e come cerchi il confronto: un punto settimanale, la richiesta di un parere prima di una decisione importante, la condivisione dei risultati.

Se il ruolo è chiaramente di squadra e tu sai di rendere male in quel contesto, vale la pena chiederti se è la posizione giusta. Per capirlo, prepara qualche domanda sull'organizzazione del team da fare alla fine: trovi spunti nella guida alle domande da fare al selezionatore.


Domande frequenti

Dire che preferisco lavorare da solo è una trappola?

Non per forza. Diventa un problema se lo dici senza sfumature o per un ruolo di squadra. Se aggiungi in quali momenti cerchi il confronto e porti un esempio di collaborazione riuscita, la preferenza per l'autonomia diventa un punto a favore.

Come capisco cosa vuole sentire l'azienda?

Dall'annuncio, dal sito e dalle recensioni dei dipendenti, ma anche dalle domande del colloquio. Se il selezionatore ti chiede molto dei rapporti con i colleghi, il ruolo è di squadra. Se insiste su obiettivi e organizzazione personale, conta di più l'autonomia.

Posso dire che preferisco lo smart working?

Puoi parlarne se l'azienda lo prevede, ma non usarlo come risposta a questa domanda. Lavorare da casa non vuol dire lavorare da solo. Spiega piuttosto come mantieni il contatto con il team quando sei a distanza.

Quanto deve essere lunga la risposta?

Un minuto, un minuto e mezzo. Una frase di posizione, due esempi brevi e il collegamento con il ruolo. Se il selezionatore vuole saperne di più, ti farà domande.

Mettilo in pratica

Applica i consigli di questo articolo con lo strumento gratuito di Epimoni: Apri il simulatore di colloquio