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Meglio partita IVA o lavoro dipendente? Il confronto da fare prima di scegliere

Conviene la partita IVA solo se il compenso annuo copre, oltre a quello che prenderesti da dipendente, tutto ciò che il contratto subordinato ti dà senza che tu lo veda: ferie e malattia pagate, tredicesima, TFR, contributi in parte a carico dell'azienda, stabilità. A parità di cifra lorda, di solito il dipendente porta a casa di più.

Le regole fiscali e previdenziali cambiano spesso e dipendono dalla tua situazione. Questa pagina ti dà il metodo per confrontare due proposte; per il calcolo vero rivolgiti a un commercialista e verifica le aliquote sul sito dell'INPS.

Confronto tra i criteri di una proposta a partita IVA e di un contratto da dipendente


Perché una fattura e una RAL non si confrontano direttamente?

Perché misurano cose diverse. La RAL è la retribuzione lorda del dipendente: da lì si tolgono i contributi a suo carico e l'IRPEF, ma l'azienda paga a parte la sua quota di contributi, accantona il TFR e ti paga anche quando sei in ferie o malato.

Il compenso a partita IVA, invece, è tutto quello che entra. Da lì devi pagare per intero i contributi previdenziali, le imposte, il commercialista, eventuali strumenti di lavoro, e mettere da parte qualcosa per i mesi in cui non fatturi. Se ti fermi due settimane ad agosto, quelle due settimane non le fatturi.

Per questo una proposta da 40.000 euro a partita IVA e una da 40.000 euro di RAL non si equivalgono, anche se il numero è lo stesso.


Cosa perdi lasciando il lavoro dipendente?

In genere, con un contratto subordinato hai:

  • Ferie retribuite: per legge almeno quattro settimane l'anno, spesso di più secondo il CCNL, più i permessi (ROL, ex festività).
  • Malattia e maternità pagate, con una parte a carico dell'INPS e spesso un'integrazione dell'azienda.
  • Tredicesima e, in alcuni CCNL, quattordicesima, già comprese nella RAL.
  • TFR: ogni anno l'azienda accantona una quota pari alla retribuzione annua divisa per 13,5, da ricevere alla fine del rapporto o da versare a un fondo pensione.
  • Contributi pensionistici pagati in larga parte dal datore di lavoro.
  • Tutele sul licenziamento, preavviso e NASpI in caso di perdita involontaria del lavoro, secondo i requisiti INPS.
  • Benefit e welfare aziendale, quando previsti.

Con la partita IVA nessuna di queste voci è garantita. Alcune le puoi ricostruire da solo (un'assicurazione, un fondo pensione), ma le paghi tu.

Da evitare

Valutare un passaggio a partita IVA guardando solo il netto mensile del primo anno. Il confronto va fatto su dodici mesi interi, con le ferie, le settimane senza clienti e le tasse dell'anno successivo.


Regime forfettario o ordinario, che differenza fa?

La maggior parte di chi apre una partita IVA individuale parte dal regime forfettario, se ne ha i requisiti. In sintesi, e con le soglie da verificare ogni anno:

  • Il reddito imponibile non si calcola sulle spese reali ma applicando al fatturato un coefficiente di redditività che dipende dal codice ATECO dell'attività.
  • Su quel reddito, al netto dei contributi versati, si paga un'imposta sostitutiva al posto dell'IRPEF, con un'aliquota ridotta per i primi anni di attività se si rispettano certe condizioni.
  • C'è un tetto di ricavi annui oltre il quale si esce dal regime, e ci sono cause di esclusione, per esempio legate al lavoro dipendente svolto in parallelo o al fatto di fatturare soprattutto all'ex datore di lavoro.

Il regime ordinario si applica a chi supera le soglie o non ha i requisiti: si pagano IRPEF a scaglioni e addizionali, si deducono le spese effettive e si gestisce l'IVA. Conviene di solito a chi ha costi alti, ed è più complesso da tenere.

Quale regime ti spetta, e con quale coefficiente, lo stabilisce il commercialista in base alla tua attività. Non dedurlo da un simulatore online.


Quali contributi INPS paga chi ha la partita IVA?

Dipende dal tipo di attività:

  • Professionisti senza cassa (consulenti, sviluppatori freelance, formatori e molti altri) versano alla Gestione Separata INPS, con un'aliquota percentuale sul reddito.
  • Artigiani e commercianti versano alla rispettiva gestione INPS, con un contributo minimo fisso dovuto anche se il reddito è basso, più una quota percentuale sopra il minimale.
  • Professionisti iscritti a un ordine (avvocati, ingegneri, architetti, commercialisti e altri) versano alla propria cassa professionale, con regole proprie.

Le aliquote e i minimali vengono aggiornati ogni anno. Controllali sul sito dell'INPS o chiedili al commercialista prima di accettare una proposta.

Consiglio

Prima di rispondere a una proposta a partita IVA, chiedi al commercialista una simulazione su quella cifra precisa, con il tuo codice ATECO. Costa poco ed evita brutte sorprese al primo saldo delle tasse.


Come confrontare una proposta a partita IVA con una RAL?

Il metodo, senza pretendere di calcolare un netto esatto:

  1. Parti dal compenso annuo che ti propongono a partita IVA.
  2. Togli i giorni che non fatturerai: ferie, malattia, formazione, periodi tra un cliente e l'altro.
  3. Applica regime, contributi e imposte con l'aiuto del commercialista, includendo il suo onorario e le spese professionali.
  4. Accantona l'equivalente del TFR e di una protezione per i periodi senza lavoro.
  5. Confronta il risultato con il netto annuo che avresti dalla RAL proposta, calcolato come spiegato in RAL e stipendio netto.

Esempio di ragionamento

Marco, sviluppatore a Bologna, ha due proposte: un'assunzione a 42.000 euro di RAL e una collaborazione a partita IVA da 48.000 euro l'anno con un'altra azienda. Sulla carta la seconda vale 6.000 euro in più. Ma la collaborazione non prevede ferie pagate, tredicesima o TFR, e Marco dovrebbe versare per intero i contributi alla Gestione Separata. Il commercialista gli prepara una simulazione: la differenza netta a favore della partita IVA si riduce quasi a zero, e sparisce del tutto se sta fermo un mese. Marco sceglie l'assunzione, oppure chiede un compenso più alto per la collaborazione.


Quando la partita IVA conviene davvero?

In genere ha senso quando:

  • hai più clienti e il tuo compenso orario o giornaliero è nettamente superiore a quello di un dipendente con lo stesso ruolo;
  • lavori in un settore dove le tariffe da freelance sono alte (consulenza specialistica, sviluppo software, alcune professioni tecniche);
  • vuoi autonomia su orari, progetti e luogo di lavoro, e sei disposto a pagarla in sicurezza;
  • hai già un cuscinetto economico per i primi mesi.

Diffida invece della cosiddetta falsa partita IVA: una collaborazione con un solo committente, orario fisso, postazione in azienda e un responsabile che ti dà ordini come a un dipendente. Spesso è un modo per risparmiare sul costo del lavoro a tuo carico. Se un annuncio propone un ruolo da dipendente "con partita IVA", leggi anche la pagina sugli annunci di lavoro falsi. Per valutare la tua posizione specifica serve un consulente del lavoro.


Come negoziare se l'azienda propone la partita IVA?

Se ti offrono una collaborazione al posto di un'assunzione, non ragionare sulla stessa cifra della RAL. Chiedi un compenso che copra quello che perdi, e mettilo per iscritto con durata, preavviso e modalità di pagamento. Le frasi per farlo senza irrigidire l'interlocutore sono in frasi per negoziare lo stipendio.

Risposta efficace

"Capisco la scelta della collaborazione. A partita IVA, però, ferie, contributi e TFR sono a mio carico, quindi la cifra che mi proponete non è equivalente a una RAL dello stesso importo. Per rendere la proposta confrontabile ho bisogno di un compenso annuo di 55.000 euro."


Domande frequenti

Con la stessa cifra lorda guadagna di più il dipendente o la partita IVA?

In genere il dipendente, perché parte dei contributi la paga l'azienda e perché riceve ferie, malattia e TFR. La partita IVA può risultare più conveniente solo con un compenso nettamente più alto. Per i numeri esatti serve una simulazione del commercialista sulla tua situazione.

Posso avere la partita IVA ed essere anche dipendente?

In molti casi sì, se il contratto non lo vieta e non ci sono conflitti di interesse con il datore di lavoro. Ci sono però limiti per accedere al regime forfettario legati al reddito da lavoro dipendente. Verifica con il commercialista prima di aprirla.

Con la partita IVA ho diritto alla NASpI?

No, la NASpI riguarda i lavoratori dipendenti che perdono il lavoro involontariamente. Per alcune categorie di autonomi esistono altre forme di sostegno, con requisiti specifici: controlla le condizioni aggiornate sul sito dell'INPS.

Quanto deve essere più alta una proposta a partita IVA rispetto a una RAL?

Non esiste un coefficiente valido per tutti: dipende da regime, gestione previdenziale, spese e giorni lavorati. Usa il metodo descritto sopra e fatti fare una simulazione su entrambe le cifre prima di decidere.

Mettilo in pratica

Applica i consigli di questo articolo con lo strumento gratuito di Epimoni: Prepara la mia negoziazione dello stipendio